Il numero d’appello

Gianni Nebbiosi, 1972

Quando, nel cercare di farsi capire,
vide la gente voltarsi come se non dovesse capirlo più,
e quando lo legarono alla barella
che era caduto in catena gridando: “Basta, basta, per carità!”.

Lui s’accorse, tutto a un tratto, di esser diventato matto:
che una porta gli si apriva e la mente gli sfuggiva!

E quando vide le facce dei dottori chinati a fargli domande:
eran parole vuote di un’altra realtà,
quando lo calmarono con le scosse perché gridava e piangeva:
“Rivoglio i miei vestiti, la libertà!”

Lui si accorse, tutt’a un tratto, che significa esser matto:
senti chiudere un cancello ed insieme il tuo cervello…

E quando cominciaron le prime botte perché provava a scappare,
per la paura, il dolore non provò più!
E quando sistemarono il suo cervello
come una vecchia rotella
buona per obbedire e dire sì,
lui senti che la sua rabbia si annegava nella sabbia
perché al posto del cervello c’era un numero d’appello!

Oggi ormai non piange, né sorride, né pensa, né può pensare
è un gran bravo internato sterilizzato,
e s’accorge solamente d’esser privo della mente,
e che al posto del cervello ci sta un numero d’appello!

E s’accorge solamente d’esser privo della mente,
e che al posto del cervello ci sta un numero d’appello!

E s’accorge solamente d’esser privo della mente,
e che al posto…

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