(Lizzano, TA, 1951 – )
di Francesco Ciabattoni, Georgetown University
Prima che Franco Cassano teorizzasse il suo Pensiero meridiano nel 2005, una riscoperta del sud e della sua cultura musicale—dei suoi valori che non sono unicamente il contrario di quelli del nord o dell’occidente, e del suo ruolo nella nuova Italia cantautorale degli anni 1960-1980—l’aveva già proposta la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Il tema avrebbe avuto successo con altri artisti, per esempio Luciano De Crescenzo e Claudio Mattone nel 1983 scrivevano “Sud” per la voce di Pietra Montecorvino, colonna sonora di FF.SS. (Federico Fellini Sud Story, regia di Renzo Arbore). Con il suo esordio nel 1980, Mimmo Cavallo porta avanti un meridionalismo in cui l’uso del dialetto (per lo più il napoletano, malgrado i natali pugliesi) e le tematiche di riscatto—forse accostabili all’Orientalismo di Edward Said (“C’è un vento che soffia da oriente… casa araba, araba,” da “Taranta d’oriente” Anteros Produzioni, 2025), che il cantautore lo avesse letto o meno—che si fonde naturalmente, sin dal disco del 1980, col blues e col rock di matrice anglo-americana (“Tene e’ ccorna”), col sound progressive (“Diavoli e diavolette,” che peraltro esordisce con la terzina iniziale dell’Inferno dantesco!), classiche ballate (“Anna, Anna mia”) e con ritmi di tarantella (“Taranta d’oriente,”). Il suo successo di esordio (“Siamo meridionali,” 1980), che attacca con un tono quasi gospel, ironizza sui luoghi comuni della gente del sud (“siamo fatti alla maniera tradizionale, / cardinali e vescovi, mezzi bianchi e mezzi neri / e quelli che non so’ preti, so’ carabinieri!”) che pure mostra risorse che potrebbero piacere all’autore de Il pensiero meridiano (“Siamo meridionali e stiamo bene uguale senza neanche una lira”). Cavallo rivendica il suo meridionalismo non senza qualche frecciatina ai settentrionali, anzi in particolare ai piemontesi (“e ci date aiuto ci basta pe ‘nu mése / e ce ‘mparamu tutti quante ‘o piemontese, nè?” da “Siamo meridionali”), responsabili di un’unità italiana fatta a senso unico. “Siamo briganti” (2011) prende piuttosto apertamente le parti dei legittimisti borbonici contro “Francìsi e Savoiardi / comu lupi affamati” riscattando la causa dei briganti, in modo non dissimile da quanto fece nel 1979 Eugenio Bennato con “Brigante se more” o “Ninco Nanco.” Su questo punto Cavallo insiste anche in altre canzoni, per esempio “Uh, mammà!” mette in discussione l’epicità della conquista del sud Italia da parte dei piemontesi (1860, lo “stemma blu” dei Savoia ne è il marchio di riconoscimento) ponendo la domanda di chi ci libererà dai liberatori:
So’ fratell’a noi, ci vengono a liberà!
Ci stanno occupando, uh mammà!
Il fatto è temporaneo, poi ci dovrebbero lasciare
Hanno aggiunto alla bandiera uno stemma blu, uh mammà!
Non sei più contento? Mo’ teniamo un colore in più![…]
E scappo via da casa, uh mammà!
“Che vai a fa’ là sopra ai monti, se neanche sai spara’?”(“Uh Mammà” da Uh Mammà CGD. 1981)
“Garibardo,” una ballata rock con qualche accenno di che ha probabilmente ispirato la musica e il tema di “Garibaldi innamorato” (CGD, 1987) di Sergio Caputo, la figura del più famoso eroe nazionale viene fortemente contestata, fino a chiedersi—con un refrain in spagnolo—se Garibaldi sia davvero un eroe oppure un bandito e un burattino nelle mani dei Savoia (“Eroe de la Nación o bandido? / han fatto quello che han voluto / t’hanno fregato, Peppi’!)
Cavallo continua a fare musica anche oggi, con vari stili e temi, come la struggente “Oh Mimì” (Suoni dall’Italia, 2022), dedicata a Mia Martini, artista per la cui voce Cavallo scrisse diversi pezzi (ad esempio “Guarirò guarirò,” in Quante volte…Ho contato le stelle, DDD 1982), o come l’album Puesta del Sol Tango (Stranamente Music, 2017), in cui la fisarmonica canta da protagonista anche sui numerosi pezzi interamente strumentali (uno particolarmente evocativo è “Violentango”, il cui titolo almeno è ricalcato sul famoso “Libertango” di Astor Piazzolla, di cui pure Cavallo offre una versione nel suo album). Ancor più recentemente, “’U vurpe” (Suoni dall’Italia/Believe, 2025) riunisce dialetto tarantino con blues/rock angloamericano in una bella ballata in cui il teriomorfismo è una metafora che descrive gli abitanti della sua Taranto: Cavallo “gioca su l’antropomorfismo uomini-pesci (branzini, boghe, sgombro, polpo, ecc.) tutti appartenenti al popolo del mare. Mare da dove proveniamo e dove, volenti o nolenti, siamo destinati a tornare. Mare come grembo identitario, gemma luccicante di vite perse e disperse” (Broglia). Queste parole dell’ex direttore generale di Radio Italia Solo Musica Italiana mi porgono il destro per riportare il discorso al meridionalismo—mai sopito in Mimmo Cavallo, come testimonia un po’ tutto l’album Quando saremo fratelli uniti (Edel, 2011), ma soprattutto “Tedeum Gaeta” e “Ezechia da Verona”—, che è inevitabilmente, per un tarantino, legato alla dimensione del mare. Il mare, visto da Taranto, è un cosmo che si apre verso sud e che non può non essere un ponte che unisce i popoli e i paesi, che come intuisce Franco Cassano (p. 78) guarda alla Grecia e all’oriente:
Mediterraneo è un eroe sul delfino
Un irlandese che diventerà patrono
Terra di Paisiello, Federico e dei d’Aquino
È un ponte sul mare fra il tuo cuore e il mio cuscino[…]
La nostra memoria è la storia che si fa vita
sta nei vicoli bui, su ogni pietra scolpita
e vennero dal mare e vennero
e vennero del freddo raccontano
portarono il dolore portarono
portarono amore che avevanoE furono greci e saraceni e longobardi e bizantini
ed i normanni e musulmani gli svevi ed i romani,
gli antichi Italiani
(“Mediterranea è” da Quando saremo fratelli uniti, 2011)
E come per Fernand Braudel, il bacino mediterraneo è tanto un elemento separativo quanto un veicolo tra i popoli, è “molte cose allo stesso tempo. Non un paesaggio, ma molteplici paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma diverse civiltà sovrapposte le une alle altre.” Lasciare un’ultima volta la parola al Pensiero Meridiano per concludere questa breve introduzione a Mimmo Cavallo può forse incorniciare bene lo spirito di questo cantautore coerente e innovativo:
Se si vuole ricominciare a pensare il sud sono necessarie alcune operazioni preliminari. In primo luogo occorre smettere di vedere le sue patologie solo come la conseguenza di un difetto di modernità. Bisogna rovesciare l’ottica e iniziare a pensare che probabilmente nel Sud d’Italia la modernità non è estranea alle patologie di cui ancora oggi molti credono che essa sia la cura. […] rovesciare il rapporto: non pensare il sud alla luce della modernità ma al contrario pensare la modernità alla luce del sud. Pensare il sud vuol dire allora che il sud è il soggetto del pensiero: esso non deve essere studiato, analizzato e giudicato da un pensiero esterno, ma deve riacquistare la forza per pensarsi da sé, per riconquistare con decisione la propria autonomia. Pensiero meridiano vuol dire fondamentalmente questo: restituire al sud l’antica dignità di soggetto del pensiero, interrompere una lunga sequenza in cui esso è stato pensato da altri. (Cassano, pp. 48-49)
Fonti:
Sito Ufficiale: https://www.mimmocavallo.it
Braudel, Fernand, Il mediterraneo. Lo spazio, la storia, gli uomini, le tradizioni, Newton Compton,2002.
Broglia Filippo. Recensione a “’U vurpe” https://earone.com/post/0e0dafdb28
Cassano, Franco. Il pensiero meridiano, Laterza, 2015 (2005)
Said, Edward. Orientalismo, Bollati Boringhieri, 1991.
Translated songs: